Rublo sull’ottovolante, tra petrolio, sanzioni e tensioni geopolitiche

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MOSCA – Il rublo, la moneta sull’ottovolante che sale e scende in base al prezzo del petrolio, sanzioni e tensioni geopolitiche. In questi giorni la valuta russa è tornata sopra i 60 rubli nei confronti del dollaro e i 70 rubli nei confronti dell’euro. Era dal 15 agosto scorso che non si registravano valori così alti. Nell’aprile scorso il rublo volava, mai così forte su euro e dollaro dal luglio 2015. L’euro veniva scambiato sotto i 60 rubli. Negli ultimi mesi il rublo nei confronti dell’euro aveva guadagnato per poi attestarsi attorno a 67,5.

La Russia, con il consolidamento della ripresa economica, dalla fine del 2016 è definitivamente uscita dalla recessione che durava da due anni. Il Pil nel primo trimestre 2017 è cresciuto dello 0,5% per poi registrare un’accelerazione nel secondo trimestre del +2,5%. Stando agli economisti, a spingere l’economia è stata una ripresa dei consumi da parte delle famiglie.

Intanto, il 30 novembre a Vienna nel vertice OPEC sarà ribadita la contrattazione delle estrazioni e l’aumento dei prezzi unito ai pagamenti dei debiti esteri da parte della Russia e l’approvazione della riforma fiscale negli Usa che provocherà una crescente domanda di valuta estera ed un’eccedenza di liquidità nel sistema bancario russo. Per quanto concerne le future evoluzioni del rublo, è possibile che il recupero del petrolio possa favorire l’apprezzamento della valuta russa. Il rublo, nonostante il prezzo elevato del greggio, dovrebbe attestarsi ad un rapporto massimo di 59,5 rubli per dollaro. Non è escluso che potrebbero pesare sull’evoluzioni valutarie le tensioni geopolitiche in Siria e in Corea del Nord ma anche con gli stessi Stati Uniti.

Infine, si è tornato a parlare della moneta unica nell’Unione economica eurasiatica (UEE), ovvero l’unione economica tra Bielorussia, Kazakistan, Russia, Armenia e Kirghizistan. Secondo il vice premier russo Arkady Dvorkovich l’Unione non ha raggiunto un livello di poter introdurre l’unione monetaria sostenendo che “essa dovrebbe basarsi sul rublo considerando le dimensioni economiche della Russia che dominanti nel mercato finanziario”.

 

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