Sanzioni contro la Russia? Causato perdita ad export Europeo ed Italiano

pexels-photo-534204MOSCA – Dall’introduzione delle sanzioni nei confronti della Russia (febbraio del 2014 con le operazioni nel Donbass) il volume delle esportazioni dai Paesi dell’Unione Europea verso la Grande Madre Patria è diminuito di 30 miliardi di euro. Anche l’export italiano ha accusato una grave perdita, pari a cinque miliari di euro. C’è, però, da evidenziare un fatto reale: l’Italia nella Federazione Russa, storicamente un partner strategico e molto importante, continua a stringere accordi commerciali. Anche l’imprenditoria russa considera l’Italia una delle poche Nazioni in Europa dove la Russia ha ancora le porte aperte. Il Cremlino a seguito delle sanzioni aveva stoppato svariati prodotti alimentari sia del Vecchio Continente che del Nordamerica.

Nei prossimi giorni a Mosca sarà presentato il progetto della realizzazione di sette stabilimenti caseari a Dmitrovsky (periferia settentrionale della capitale russa) che saranno capaci di produrre fino a 12.000 tonnellate di formaggio l’anno. Alla presentazione nell’ambito dell’International Agricultural Dairy Forum sono state invitate anche industrie del settore italiane.

Al recente Forum economico Eurasiatico di Verona – al quale hanno preso parte tra gli altri l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder ed il presidente dell’Eni, Emma Marcegaglia – è stato sottolineato che le “sanzioni sono illegali e sono state imposte per ragioni ideologiche e bisogna assolutamente farle terminare”. In chiave italiana si è detto che “è arrivato il momento per fare qualcosa di tangibile e concreto al fine di rafforzare e rendere più efficace e feconda la cooperazione economica con la Russia al fine di incoraggiare i politici a prendere decisioni che a lungo termine saranno a beneficio dell’Europa e della Russia”.

Il presidente dell’Associazione Conoscere Eurasia Antonio Fallico ha affermato che “i rapporti politici italo-russi sono eccellenti” aggiungendo che “nell’Ue si assiste a un processo di disgregazione determinato da uno sviluppo economico disomogeneo”.

Altro dato a seguito delle sanzioni, come da uno studio dell’istituto austriaco Wifo, specializzato nella ricerca economica, le pesanti ripercussioni nei confronti dell’Unione Europea.  Molte Nazioni, tra esse il Montenegro, Albania, Norvegia e Ucraina, hanno deciso di estendere il provvedimento contro la Russia fino al 15 marzo 2018.

La Germania è il Paese più penalizzato, 11,1 miliardi di euro di deficit, quindi seguono Gran Bretagna, Polonia e Francia.

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